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Giornata della Memoria 2025 – Dalla Sicilia ai lager nazisti. L’esperienza dei deportati e degli internati randazzesi

Giornata della Memoria 2025

Giornata della Memoria 2025 – Dalla Sicilia ai lager nazisti. L’esperienza dei deportati e degli internati randazzesi

Il 27 gennaio 2025, nella “Giornata della Memoria”, l’I.C. “De Amicis – Don Milani” ha commemorato la Shoah e la deportazione degli internati randazzesi nel lager nazisti.

Giornata della Memoria 2025

Alla presenza del Dirigente scolastico, prof. Salvatore Malfitana, e della dott.ssa Isabella Giusto, membro della Commissione straordinaria del Comune di Randazzo, gli alunni delle classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado e alcune classi del liceo linguistico e classico hanno commemorato il “Giorno della Memoria”, a 80 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz – Birkenau.

Per non dimenticare i nostri eroi randazzesi

Nella prima parte della giornata, gli studenti, sulla base della ricerca storica del dott. Domenico Palermo, Presidente di ANEI, sezione di Catania, e dell’associazione Civitas, hanno socializzato domande e riflessioni prodotte in classe, dopo aver conosciuto le storie di vita di Antonino D’Amico, Alfio Dilettoso, Antonino Giusa, Pasquale Palermo e Giuseppe Puglisi, randazzesi che hanno pagato con la deportazione nei lager nazisti il loro categorico rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Di grande impatto emotivo è stata per tutti i presenti la testimonianza della signora Maria D’Amico, 93enne sorella di Antonino D’Amico, insignito della Medaglia d’Onore agli IMI non collaborazionisti, accompagnata dal figlio Mario Caggegi, così come i racconti della dott.ssa Alessia D’Amico, nipote di Alfio Dilettoso, e dello stesso dott. Domenico Palermo, figlio di Pasquale Palermo.

Una mostra permanente a Randazzo

Nella seconda metà della mattinata i convenuti, insieme al Segretario Generale del Comune di Randazzo, dott. Marcello Iacopino, si sono riuniti presso il Museo Archeologico “Paolo Vagliasindi” per l’inaugurazione della mostra: “La persecuzione degli ebrei In Sicilia orientale e la deportazione e l’internamento dei militari nei lager nazisti – 1938-1945”, frutto di numerosi anni di ricerca d’archivio del dott. Domenico Palermo. L’allestimento, realizzato in collaborazione con l’Università di Catania e l’associazione Civitas, è stato curato, nella progettazione grafica dei pannelli, da Giorgia e Carla Gangemi.

Di seguito alcune delle riflessioni degli alunni delle classi terze dell’I. C. “De Amicis – Don Milani”

Pasquale Palermo

1945- 2025. Sono passati 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il 27 gennaio 1945 i cancelli della madre di tutti i lager, Auschwitz, si sono aperti e hanno rimesso in moto l’orologio del tempo della libertà. Milioni i morti. Pochi i sopravvissuti. La storia del male assoluto non ha avuto l’ultima parola e anche agli estremi confini dell’Europa, nello sconosciuto paese di Randazzo, la vita di un giovane uomo è stata sottratta alle spire dell’inferno nazifascista. Il suo nome, come quello di tanti, non compare nei libri di storia, ma fa la Storia: la storia della libertà dell’Italia pagata al caro prezzo della fame, del freddo, della violenza e della morte di compagni innocenti. Abbiamo conosciuto Pasquale Palermo che a cinque anni lavorava nelle campagne di Randazzo e a trent’anni era schiavo in un campo tedesco. La sua storia, e quella di tanti altri giovani internati randazzesi, è la testimonianza per noi, che non abbiamo conosciuto la tragedia della guerra, di quanto sia stato potente in loro il richiamo interiore della libertà: per se stessi, per la loro famiglia, per il loro paese, per l’Italia intera. Questa forza ha spinto Pasquale a non inchinarsi dinanzi alle lusinghe nazifasciste di avere salva la vita giurando fedeltà al regime, piuttosto ad esporsi al pericolo della morte pur di poter affermare, da uomo libero, il suo inappellabile NO a Mussolini, a Hitler, al Male. Insieme a tutti voi vogliamo ricordare Pasquale Palermo, ascoltando la sua vibrante tenerezza di figlio e al tempo stesso la sua fragile umanità di internato, nella lettera che il 20 gennaio 1944 scrisse al padre dal lager tedesco in cui si trovava. La voce di Pasquale, figlio di un padre tanto amato, è ora la voce di Domenico, figlio di un padre mai dimenticato.

Il nostro video è dedicato a tutti coloro che, con tenace volontà, conservano e trasmettono la memoria dei nostri internati e deportati randazzesi. (Classe 3ª A)

Alfio Dilettoso

Non ero destinato a morire”: questa è l’espressione che un nostro compaesano, il signor Alfio Dilettoso, era solito ripetere quando concludeva i suoi racconti di guerra. Giovane soldato ventenne, con coraggio e coerenza, ha preferito la prigionia in un campo di concentramento ai confini con la Polonia, piuttosto che continuare a combattere a fianco dei nazi-fascisti. Noi alunni della III C dell’Istituto comprensivo “De Amicis-Don Milani” di Randazzo, abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare, dalle parole della nipote, dottoressa Alessia D’amico, la difficile esperienza della prigionia e del viaggio di rientro a Randazzo del signor Dilettoso. Entrare nella Storia attraverso le vite dei deportati randazzesi si è rivelata per noi una “porta privilegiata”: ci ha insegnato che ciascun uomo attivo, che non lascia la propria sorte solo ai grandi uomini, concorre coraggiosamente a scrivere la storia di un popolo. Inoltre abbiamo compreso che studiare il nostro passato è un segno di responsabilità, che induce a leggere correttamente il nostro presente e a costruire un solido futuro. (Classe 3ª C)

Antonino D’Amico

Durante la Shoah si uccisero milioni di persone attraverso prima l’esclusione sociale, poi con l’emarginazione, infine nei campi di sterminio. Molti sapevano, vedevano, ma tacevano. Non si ribellavano a tutte le brutalità che venivano fatte a quelle persone ritenute diverse e sbagliate da un popolo che si sentiva superiore e che pensava fosse giusto annientarle. Penso che questo sia un concetto sbagliatissimo, perché sono proprio le diversità che rendono il mondo meraviglioso, senza distinzione di etnia, cultura, religione, razza… Pensiamo a quanto sarebbe noioso se tutti fossimo uguali! Inoltre, dobbiamo ricordare tutti gli uomini costretti a combattere in guerra, incarcerati e deportati nei lager nazisti. Un esempio è il nostro compaesano Antonino D’Amico che, dopo la liberazione dal campo di sterminio da parte degli Inglesi, si ammala gravemente e muore all’ospedale di Rotemburg. Sembra strano pensare che una persona vicina a noi e, nemmeno moltissimi anni fa, abbia passato tutto ciò, ed è ancora più incredibile il fatto che i riconoscimenti vengano conferiti dopo la sua morte, dopo che il mondo intero ha capito quanto questa guerra sia stata sbagliata e quanti danni abbia provocato. Oggi, durante il Giorno della Memoria, ricordiamo personaggi come Antonino D’Amico affinché tutto questo non succeda più. (Classe 3ª E)

Giuseppe Puglisi

Il Comandante partigiano Giuseppe Puglisi si è distinto per coraggio e forza d’animo, partecipando attivamente alla resistenza armata al nazifascismo. La sua storia dimostra che la Resistenza è stata una profonda scelta morale e che la lotta per la libertà e per la giustizia deve essere intesa come un impegno da portare avanti in ogni tempo e in ogni luogo. Scoprire la storia di questo nostro concittadino ci ha riempito di orgoglio e, inoltre, ci ha dato modo di riflettere sul significato della parola “umanità”, intesa come sentimento di fratellanza e solidarietà tra gli esseri umani. Ci hanno colpito soprattutto i suoi gesti di coraggio e di altruismo dimostrati durante il periodo di prigionia nel campo di concentramento di Mauthausen, dove egli non ha esitato ad aiutare i compagni mettendo sicuramente a repentaglio la propria vita. Il Comandante Giuseppe Puglisi ci insegna che anche “nell’orrendo calvario dei campi di concentramento”, nella città della morte può sopravvivere un briciolo di umanità e di solidarietà, che oggi più che mai è necessario coltivare. (Classe 3ª D)